We are Forest! Conversations on Urban Forestry

da / tag , ,

 ‘Conversations on Urban Forestry’ mi è stato recapitato per posta un giorno di gennaio. Johanna Gibbons mi aveva già raccontato di questo progetto a cui stava lavorando da tempo e le sue parole avevano alimentato in me la curiosità di leggerlo e il desiderio di averlo finalmente tra le mani. La prima sensazione è stata infatti quella tattile, aprire il libro sembra quasi sfogliare il tronco del platano la cui texture rende materica la copertina. Ho potuto assaporare lentamente le sue pagine durante i pomeriggi assolati del lockdown, passati sul balcone di casa con gli occhiali da sole.

Il libro è fatto di alberi, foreste, persone e conversazioni che narrano di esperienze di volontariato, di laboratori scientifici, di progetti di memoria e di storie di resistenza urbana. Non è un caso che sia la prima pubblicazione edita da Landscape Learn, impresa sociale nata nello studio di architettura del paesaggio J&L Gibbons, di cui Johanna è fondatrice.

Landscape Learn è un progetto di disseminazione della cultura del paesaggio, aperto alla comunità e a una rete di esperti col fine di strutturare un approccio alternativo all’apprendimento agile, interdisciplinare e immersivo. Dalla sua nascita nel 2016, sono stati organizzati differenti incontri in Inghilterra, Italia e Norvegia, occasioni di scambio di sapere, conoscenza e piacevoli momenti informali di condivisione collettiva.

Il libro trasferisce questo approccio alternativo ad una pubblicazione che parla di forestazione urbana in termini scientifici ma non tralasciando le connotazioni empatiche e i forti legami sociali e culturali che questo tema porta con sé. I tempi della narrazione sono scanditi da incontri che Johanna Gibbons ha avuto con esperti e persone che in ambiti diversi proteggono, studiano e si prendono cura degli alberi in Inghilterra; un’esplorazione che celebra le relazioni interconnesse della vita.

Johanna definendo Urban Forest ‘a huge living organism that humanises city canyons, (…) a living heritage linking the distant past into the future’, si sofferma ancora una volta sugli aspetti che legano gli alberi all’uomo e al patrimonio culturale ed ecologico connessi.

L’idea di scrivere il libro è nata in decenni di pratica professionale attenta alla protezione e al miglioramento del patrimonio arboreo e dall’AMORE che lega Johanna agli alberi sin dalla sua infanzia. Uno dei progetti che in qualche modo ha contribuito alla pubblicazione del libro, è stato quello della risistemazione di Ruskin Square a Londra a cui lo studio J&L Gibbons ha recentemente lavorato. Qui la sfida è stata quella di convincere il cliente a non abbattere l’ippocastano a fiore rosso non in perfette condizioni di salute. Salvare quest’ albero al centro della piazza, è diventato un atto simbolico di un approccio filosofico che ha condizionato l’intero processo progettuale. Il direttore di cantiere si è preso cura dell’albero come di una figlia e il progetto è stato segnalato come esempio di buona pratica.

Jeremy Dagley, Head of Conservation at Epping Forest, è il primo a raccontare di come una delle ultime foreste più antiche in Inghilterra, continui ad essere un luogo accessibile alla comunità pur mantenendo alto il valore storico ed ecologico all’interno dell’infrastruttura verde della ‘All London Green Grid’.

Michael Smythe è un artista, custode di Bethnal Green Nature Reserve, un piccolo appezzamento di terra recintato e abbandonato per molto tempo nel cuore di Tower Hamlets, quartiere di Londra. Negli ultimi anni Phytology, un progetto guidato da artisti sul valore, la resilienza e la funzione della natura nell’ecosistema urbano, ha stabilito qui la sua sede. La sfida è quella di creare e vendere una linea di prodotti naturali chiamata GOOD, creando posti di lavoro e offrendo gratis i prodotti ai senzatetto.

John Deakin lavora come forestale al Windsor Great Park. Qui ogni albero è visto nella complessità sistemica della foresta e quindi lasciato al suo naturale declino. In questo bosco monumentale in cui vengono sperimentati progetti di restauro forestale, l’opportunità di esplorare pratiche innovative garantisce anche la possibilità di formare nuove generazioni di forestali in un grande piano strategico di comprensione dell’intero ciclo della vita. John Deakin afferma provocatoriamente: ‘Deadwood is alive!’.

Annie Chipchase è un’ecologista impegnata ad organizzare una rete di volontari in un’area abbandonata proprio nel quartiere trasformato recentemente dai giochi Olimpici.

Tree Nursery è una charity e un vivaio di comunità che unisce un gruppo di volontari e appassionati che si prendono cura degli alberi del quartiere, riproducendo piante, dando lavoro e promuovendo l’idea di un sistema unico strettamente connesso.

Jake Tibbetts è un arboricoltore che lavora presso l’ufficio Parchi e Giardini del Comune di Londra. La sua passione è nata da piccolo, quando si arrampicava sugli alberi di mele del nonno; ora ci sono pochi che conoscono gli alberi di Londra meglio di lui. Jake si sofferma sul ruolo economico ormai riconosciuto agli alberi in città e sul ruolo dei custodi di questo enorme patrimonio urbano che ha molto a che fare con la capacità di comunicare con le persone e con l’empatia.

Rob Mackenzie, ingegnere ambientale ci accompagna in un luogo magico: Mill Haft, una foresta antica più di 150 anni diventata un laboratorio sperimentale promosso dall’Università di Birmingham. BIFoR-FACE è un laboratorio in cui affascinanti strumentazioni altamente tecnologiche sono disseminate come istallazioni di land art nel bosco per monitorare la foresta e capire quanto questa sia in grado di proteggere l’umanità dalla sua stessa cattiva gestione del pianeta. Il progetto è uno dei più grandi esperimenti ecologici in UK e in Europa.

Guardando le immagini dei personaggi protagonisti del libro, il pensiero è andato subito ad una mattinata di dicembre trascorsa in compagnia del padre di Johanna, Anthony Blee, architetto e Senior Partner della Basil Spence & Partners.

Quel giorno, durante un’intervista pubblicata nella mia ricerca di dottorato, Anthony mi parlò dell’onorificenza dei ‘Living National Treasure’1. Non sapevo nulla di questo riconoscimento con il quale in Giappone vengono designati i custodi di importanti proprietà culturali immateriali, una sorta di vincolo monumentale su persone viventi. Il titolo è considerato di grande onore e ha l’eccezionalità di tutelare quelle capacità artistiche, scientifiche e culturali intangibili e sostenere il tramandare del sapere di generazione in generazione.

I primi tesori viventi (1) protagonisti del libro sono gli alberi che connettono il patrimonio naturale nel tempo. Ma sono tesori viventi anche Jeremy Dagley, Michael Smythe, John Deakin, Annie Chipchase, Jake Tibbetts, Rob Mackenzie e persone come Johanna che quotidianamente si occupano delle nostre foreste e indirettamente di noi tutti.

Johanna sostiene che la foresta urbana riguarda le persone, la loro eredità culturale ed ecologica, ma riguarda tanto l’eredità quanto il futuro.
In questo momento storico in cui le città crescono e diventano un luogo dove si possono insidiare pericoli inaspettati strettamente connessi con i cambiamenti climatici in atto, non c’è mai stato un momento più cruciale in cui concentrare tutte le nostre energie per proteggere e far crescere la foresta urbana.

‘We shape the forest; the forest shapes us.’

Per ulteriori informazioni e per l’acquisto della pubblicazione: Conversations on Urban Forestry

  1. “Parte dell’onore di essere nominato un ‘tesoro vivente’ in Giappone richiede che tu, come destinatario di tale onore, addestri degli apprendisti nelle tue abilità, in modo che vengano tramandate di generazione in generazione. Questo è molto importante. E ciò che mi rattrista oggi, rispetto ai miei giovani giorni da architetto, è che c’è un divario crescente tra il concetto di design e il talento degli artigiani. Tali tesori viventi che abbiamo non sono tenuti a trasmettere questa abilità”, Anthony Blee, intervista 12 dicembre 2016, in Landscape Design Process Reverse Reading, Exploratory Design Research on J&L Gibbons studio, fieldnotes, Claudia Mezzapesa, ricerca di dottorato in architettura del paesaggio, Università di Firenze, 2018